domenica 26 luglio 2026

Tre cose sull'Odissea di Nolan

Premessa: conosco l'opera, l'ho studiata e la insegno; non credo che i film debbano essere pedissequamente fedeli ai libri, ma che la cifra stilistica dell'autore e del regista si debbano sentire; ho letto già recensioni sul film e a grandi linee si ripetono nelle osservazioni su "Ulisse come uomo" che condivido e mi sembra pleonastico ribadire certe cose. 

Mi soffermo su tre cose che hanno aperto delle finestre nella mia mente, dove si è generato un dialogo tra me, Nolan e l'Odissea. 

1. Agamennone

Agamennone è imponente, sublime, incute terrore ma allo stesso tempo attrae. Il volto viene quasi sempre celato dall'elmo, l'unico momento in cui si crea un contatto verbale con il personaggio, in cui si vede un primissimo piano, è quando lo incontriamo da morto e anche in quel caso il volto è coperto dall'elmo e dal fango. Persino nel momento della sua uccisione da parte di Clitemnestra il volto è censurato, lui sempre di spalle. La sua armatura è sempre livida e lucente, a tergo si nota solo una colonna vertebrale pendere dall'elmo. La telecamera stessa si abbassa quando lo riprende, per ben due volte lo sguardo del pubblico si mescola a quello di Ulisse che si inginocchia. Nolan non manca di ricordare quanto Agamennone sia spietato, ha sacrificato la figlia, la bramosia di potere supera l'amore. L'uomo che dà per scontato l'amore della moglie e le si presenta dopo la guerra di Troia presentandosi come eroe, la moglie che lo inganna e lo uccide, che ha aspettato anni per avere la sua vendetta. Agamennone è stato ucciso dalla sua arroganza, dal suo egoismo, dalla mancanza di umiltà. Al contrario di Ulisse che quando torna da Penelope quasi si vergogna a farsi vedere, che si avvicina con cautela, con il rispetto di chi stima la compagna e sa perfettamente che nonostante sia un eroe per molti, per sua moglie potrebbe essere un uomo immeritevole di amore. Ulisse si mette in discussione, Agamennone no. Agamennone muore da idiota. Ho trovato nella censura del volto di Agamennone una sorta di punizione di Nolan, che decide di farlo parlare e farlo vedere solo da morto. Dopotutto un regista  è un Creatore, il Dio del suo mondo, l'architetto della sua storia. Agamennone è grandioso ma incompleto, non ha dialogo interiore, e lo scheletro che pende alle sue terga mi è sembrata una prolessi narrativa, un simbolo del suo destino.

2. Atena

Atena è un grillo parlante nella testa di Ulisse, una dea a cui affida i suoi pensieri, la sua coscienza, il dialogo interiore che ogni uomo dovrebbe tenere vivo per poter affrontare il viaggio della vita con consapevolezza, con messa in discussione. Il volto di una giovane sacerdotessa uccisa davanti agli occhi di Ulisse, il simbolo degli innocenti, la granitica bellezza dell'accettazione. In questi anni dove concetti come "lasciare andare" e "accettare il destino" sono il tessuto connettivo che tiene ancorata l'anima al corpo, ho trovato significativa la proposta di Nolan di far dire queste cose ad Atena. C'è un dialogo interessante dove Ulisse dice parafrasando "i miei compagni sono stati puniti per colpa mia" e Atena dice "perché per colpa tua, sono loro che hanno scelto di nutrirsi" e Ulisse "ma sono io che li ho guidati qui, sono il responsabile" e Atena ribatte "e tu che colpa hai? Perché ti vuoi erigere a Dio?" come a dire perché ti vuoi prendere responsabilità che non sono tue, certe cose accadono e tu nel volerti sentire responsabile a tutti i costi stai giocando a fare il Dio, non puoi legiferare sull'indomabile e anche tu Ulisse sei vittima, sei uomo, come tutti gli altri. Come se gli avesse detto "ma tu chi cazzo ti credi di essere scusa?" l'ho trovato molto divertente e profondamente vero. Atena una delle figure più interessanti del film, una presenza-assenza, un personaggio funambolo, il volto dell'ingiustizia (la sacerdotessa uccisa dagli Achei nel tempio) nel corpo della giustizia (la dea). 

3. La nostalgia

"Le sirene mi hanno detto che non voglio veramente tornare a casa" - Calipso "tu non volevi tornare a casa". L'intenso alterco interiore che porta Nolan nel personaggio di Ulisse è emozionante. La lirica si crea quando c'è tensione emotiva e qui abbiamo una corda tesa che risuona come avvisaglia allo spettatore: quello che vorresti provare e quello che provi possono essere due cose diverse. Ulisse vorrebbe essere degno del ritorno, ma ha paura di non esserlo e finché l'accettazione non si compie lui non può tornare. Deve accettare che tornerà diverso da prima, che dopo ogni lutto c'è un prima e c'è un dopo, e dopo una guerra come quella combattuta dagli Achei le ferite hanno bisogno di tempo per cicatrizzare. E altro tempo ci vorrà per accettare quelle cicatrici. L'accettazione è figlia dell'abbandono, devi poterti abbandonare all'idea che non puoi tutto, non sei responsabile di tutto, che sei un essere umano e ci sono cosa che non potrai mai capire né comandare e solo quando sarai pronto ad affrontare il mare su una zattera fatiscente senza armi, senza compagni, da solo, senza astuzia potrai provare tenerezza nuovamente, compassione per te stesso nuovamente. Vivere secondo il limite è la cosa più difficile, l'educazione ti porta a sviluppare la rettitudine, il senso di responsabilità e capire fin dove queste forme di etica e morale hanno spazio e dove invece inizia il compito del Dio, del destino, del caso, è un'altra forma di educazione. Essere umani significa imparare a rispettare il limite e la misura di tutte le cose. Ulisse ha dovuto decostruire la sua personalità per poter sentire di meritare nuovamente il ritorno. Ha dovuto ridimensionarsi, per quanto tu possa arrivare in cima alla fama e al potere sei sempre un essere umano, come tutti gli altri. Quindi è potuto tornare, ha potuto di nuovo essere l'uomo callido, forte, rispettabile, coscienzioso, ma solo dopo aver capito che sono solo alcuni gli ambiti in cui si può essere tali e questi ambiti sono i confini dell'umano. La hybris di Achille qui è riproposta e svelata, a modo sua era tracotante anche Ulisse.

4. Telemaco

Avevo detto tre cose ma sono quattro. Ho davvero amato il fatto che Nolan abbia dato spazio alla Telemachia e che l'abbia voluta glorificare nel finale, nel suo mondo di punizioni e premi, ricompensando Telemaco, il figlio, come nuovo Re. Spazio ai giovani. 







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